giovedì 3 gennaio 2013

L’AGENDINA DI MONTI

Più se ne parla, più la cosiddetta “agenda” elettorale di Mario Monti appare, nei contenuti, di dimensione microscopiche di fronte alla situazione critica che l’Italia sta vivendo. Molti sono gli esempi che si potrebbero fare, ma è sufficiente farne solo uno per dimostrare quanto detto: l’istruzione. La formazione scolastica e universitaria rappresenta un capitolo talmente fondamentale per lo sviluppo di un paese che basta e avanza per dimostrare la piccineria del progetto politico di Monti & Co. Nel manifesto di tale progetto è scritto a chiare lettere che l’istruzione e la formazione sono “le chiavi per far ripartire il Paese”. Quando si tratta di fare solenni proclamazioni da usare in campagna elettorale tutti riconoscono la centralità dell’istruzione e della sanità per lo sviluppo di una nazione. Ma puntualmente, quando si passa ai fatti, quelle proclamazioni si rivelano solo delle menzogne. Quali sono questi fatti? Due soli numeri bastano per scoprire le bugie: 223 milioni e 300 milioni. 223 milioni sono gli euro che sono stati stanziati dal governo per le scuole private; 300 milioni sono gli euro sottratti ai Fondi di Finanziamento Ordinario della formazione pubblica. Come dire: abbattere definitivamente la scuola pubblica e investire nell’istruzione privata. A questo punto sorge spontanea una domanda: ma a quale secolo si riferisce l’agenda dell’ex capo di governo? Quanti decenni, se non secoli, sono passati da quando l’istruzione, proprio perché affidata ad istituzioni private, era un privilegio delle classi sociali più ricche, mentre gran parte del popolo affogava nell’analfabetismo? Se a tutto questo si aggiunge poi la dichiarata affinità di idee di Monti con la cosiddetta riforma del peggior ministro dell’istruzione della repubblica italiana che risponde al nome di Gelmini, il quadro dovrebbe risultare ormai abbastanza chiaro a tutti coloro che godono del senso della vista e che non hanno rinunciato ancora ad usarlo. Conclusione: agendine come queste non ci servono. Ne abbiamo viste già abbastanza. I progetti di rinnovamento sono ben altro. Il passato non va ripetuto, ma solo consultato per non fare gli stessi errori di sempre.

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