sabato 2 febbraio 2008

LA VOCE DEL POPOLO


La situazione non è delle migliori. L’Italia è in piena crisi di governo, ma in realtà la crisi, prima di essere di governo, è politica. Non è la stessa cosa. Di crisi di governo il nostro paese ne ha conosciute numerose, di crisi politiche molte di meno. Volendo fare un paragone, un’altra crisi politica si è avuta nel 1992, quando la magistratura scoperchiò la pentola di Tangentopoli e la fiducia dei cittadini nella classe politica scese a livelli mai così bassi.
Nella situazione attuale, dopo 16 anni, tale fiducia probabilmente è scesa ad un livello ancora più basso. Mentre nel ’92 i cittadini sembravano veramente arrabbiati, oggi l’Italia è semplicemente stanca. Stanca di una classe politica tanto presente in TV quanto assente in Parlamento. Stanca di uomini politici che, tranne le poche eccezioni che confermano la regola, semplicemente non sanno svolgere il compito a cui sono stati chiamati nel momento in cui sono stati eletti. Dopo tante speranze, la cosiddetta seconda repubblica non ha risolto un solo problema strutturale a qualsiasi livello, da quello economico a quello giuridico, da quello dello stato sociale a quello del sistema di rappresentanza politica.
A proposito della rappresentatività, sono state cambiate più volte le leggi elettorali, tanto che oggi in Italia ogni livello di rappresentanza politica, da quello comunale a quello europeo, ha un suo ordinamento elettorale. Il risultato finale di questa baraonda è una legge elettorale per il Parlamento che nessuno ritiene valida, neanche chi l’ha approvata.
Per quel che riguarda la condizione economica e lo stato sociale, la fuga romantica con il neoliberismo ha prodotto un livello di povertà senza precedenti dagli anni ’60 in poi: il solo fatto che milioni di persone, da troppi anni ormai, non riescono più ad arrivare alla fine del mese e che milioni di famiglie hanno qualche debito a carico è più che sufficiente per dimostrarlo. Tutto il resto, dall’incremento del Pil alle valutazioni più o meno incoraggianti provenienti dall’unione europea, sono solo chiacchiere.
Rispetto ai problemi della giustizia, possiamo solo dire che tali problemi sono talmente antichi che ormai i presidenti delle corti d’appello e il presidente della corte suprema di cassazione, impiegano ormai pochi minuti per preparare i loro discorsi per l’inaugurazione degli anni giudiziari: basta prendere quello enunciato l’anno precedente, aggiornare qualche dato, aggiustare la data, et voilà, il gioco è fatto.

L’Italia è stanca. Ma la classe politica non sembra rendersene conto e continua a delirare. Da una parte si dice che la maggioranza degli italiani non vuole andare a votare e che bisogna prima cambiare la legge elettorale; dall’altra si dice esattamente il contrario, che gli italiani non vedono l’ora di andare a votare. La domanda sorge spontanea: una classe politica che si è contraddistinta proprio per l’enorme distanza dalle reali esigenze dei cittadini, come fa ad essere così sicura di ciò che essi vogliono? Molto probabilmente hanno tutti torto. Nessuno può dire cosa vuole veramente la maggioranza degli italiani, tanto meno chi oggi si erge a portavoce di questa maggioranza.
A nulla varrà, quindi, il tentativo di formare un governo di transizione, proprio in quanto ennesima manovra verticistica che ha come unico scopo quello di mantenere a tutti i costi un potere decisionale perso ormai da molto tempo. Da troppi anni coloro che occupano le istituzioni obbediscono solo agli interessi di pochi, a discapito dei tanti che con il loro voto li hanno eletti a loro rappresentanti. Si sono venduti al miglior offerente, ma facendo così hanno perso l’unico potere che avevano il diritto di avere, quello di rappresentare gli elettori.

Ora la voce del popolo deve farsi sentire, perché chi doveva rappresentarlo non è più in grado di farlo e qualsiasi decisione sarebbe illegittima. Prima di prendere qualsiasi decisione, governo transitorio o elezioni subito, venga indetta, nel giro di massimo un mese, una consultazione popolare straordinaria per chiedere ai cittadini cosa veramente vogliono: se la maggioranza vuole le elezioni subito, queste possono essere indette in primavera; se invece la maggioranza non vuole subito andare a votare, i partiti sono obbligati dal popolo a formare un governo che metta in atto quelle che lo stesso popolo indicherà, all’interno della stessa consultazione, come priorità, svolgendo questo compito entro i tempi anch’essi indicati dal risultato della consultazione.
Ormai la tecnologia a disposizione permette di svolgere questa consultazione in tempi rapidissimi. Ci vuole solo la volontà per realizzarla.
La Costituzione parla chiaro: “la sovranità appartiene al popolo”.

Roma, 2 febbraio 2008

Carlo Olivieri
medico umanista

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