domenica 1 marzo 2015

LA LEGA DEI COWBOYS



Mentre la citta di Roma deve sopportare la manifestazione della Lega Nord che si allea con la destra fascista rappresentata da CasaPound, apprendiamo da Maroni, presidente leghista della regione Lombardia, che la giunta ha approvato una proposta di legge che, con la scusa del contrasto alla criminalità, prevede che la Lombardia sia la prima Regione in Italia a pagare le spese legali ai cittadini accusati di «aver commesso un delitto per eccesso colposo di legittima difesa».

In altre parole, un’istituzione dello Stato, quale la regione Lombardia, si schiera apertamente e a priori dalla parte di chi ha sparato e magari ucciso per difendersi da solo da un’aggressione o una rapina. Probabilmente, vista l’esigua cifra di 50mila euro messa a disposizione dalla Regione per le suddette spese legali, è l’ennesima farsa propagandistica, ma non è questo il punto fondamentale. Ciò che risulta più scorretto è il tentativo di far passare questo provvedimento come un mezzo per contrastare la criminalità.

In un paese come l’Italia dove, nonostante ci sia una rigida normativa che regolamenta la detenzione delle armi, circolano sin troppe armi da fuoco; in un paese dove non è sicuro se siano le forze dell’ordine o le organizzazioni criminali a detenere più armi; in una società in cui quando si tratta di contrasto alla criminalità si  parla troppo spesso di inasprimento delle misure repressive e quasi mai di programmi di prevenzione; in un paese così, è proprio l’incentivare anziché lo scoraggiare la tendenza a difendersi da soli a rappresentare un atteggiamento criminale, oltre che profondamente ipocrita.

Tutto serve tranne un ritorno al far west. Di cowboys ne abbiamo già abbastanza in giro per l’Italia e per il mondo intero. Vogliamo pagar loro anche le spese legali?

Roma, 28 febbraio 2015
Carlo Olivieri

venerdì 5 dicembre 2014

mafia capitale


NONOSTANTE LORO
 
Ciò che sta succedendo a Roma non è certo una novità. Non è certo la prima volta che il grande bidone dell'immondizia rappresentata dalla corruzione viene scoperchiato. Ogni volta che succede un odore nauseabondo si sparge su tutta la città, su tutto il paese, accentuando il sentimento già ben radicato di schifo per la politica. Eppure ogni volta dobbiamo constatare che quel bidone non era nascosto, era lì in bella vista, tutti ne conoscevano l'esistenza. Succedeva a Milano con l'operazione “Mani Pulite”, succede oggi a Roma con l'operazione “Mondo di Mezzo”.

Non è il caso di commentare le solite reazioni che possiamo leggere su tutti i giornali e sui social network. C'è chi invoca le elezioni, chi promette campagne di pulizia all'interno dei rispettivi partiti, ecc. ecc.

Evidentissimi sono tutti i danni che questa miscela tra politica e criminalità più o meno organizzata ha procurato e continua a procurare a tutti noi in termini di risorse che potrebbero essere usate per il bene comune e che invece vanno a gonfiare i portafogli di delinquenti senza scrupoli che, spesso e volentieri, pubblicamente si scagliano contro rom e immigrati, mentre dietro le quinte fanno affari sulla loro pelle.

Meno evidente, invece, è l'effetto psicosociale. Non si può non condividere lo schifo che gran parte dei cittadini prova per tutto questo. Ma poi? Sempre più spesso la reazione è il distacco, la non partecipazione, la chiusura nel privato, nella speranza che un giorno o l'altro verrà il giustiziere che spazzerà via tutta questa immondizia. Per molti non vale neanche più la pena di andare a votare oppure sempre più spesso si va a votare non per convinzione politica ma solo se c'è qualche candidato che offre qualcosa in cambio del voto.

Avanza così il nichilismo e la sfiducia, se non addirittura la convinzione, propagandata anche da qualche intellettuale di regime, che siamo tutti uguali, che siamo tutti corrotti.

Non è vero!

Non siamo tutti uguali!

I criminali di cui sopra, politici e non politici, non sanno che vuol dire avere il grande senso di dignità che deriva dal considerare l'essere umano al primo posto nella propria scala di valori, per cui nessuno deve essere al di sotto di un altro e nessuno può essere trattato come una cosa.

Avranno anche i portafogli pieni ma il loro cuore è vuoto, perchè non sanno che cosa significa riconoscere che l'altro, tutti gli altri sono uguali a me ma anche diversi da me e che c'è qualcosa dentro ognuno di noi di non misurabile in termini di denaro e quindi di incorruttibile.

Qualcosa dentro di noi, in altri termini, di veramente rivoluzionario.

Nonostante loro la società umana può essere migliore perchè già esiste in fondo al nostro cuore.

Nonostante loro non finiremo mai di credere che nuovi cammini possono essere tracciati.

Nonostante loro non avremo mai paura della libertà solo perchè significa resposanbilità.

Nonostante loro non avremo mai timore di essere all'altezza della nostra immaginazione.


Siamo ancora qui e continueremo a costruire, nonostante loro.

Roma, 5 dicembre 2014

sabato 29 novembre 2014

Roma: Casa Pound impedisce a 90 bambini rom di entrare a scuola


SCIACALLI E BURATTINI
 
Tira una brutta aria in Italia. Un’aria contaminata da percentuali tossiche di intolleranza e discriminazione razziale. Un’aria particolarmente tossica si respira a Roma, dove organizzazioni di stampo dichiaratamente fascista hanno sempre avuto terreno fertile e che contribuirono non poco all’ascesa di Alemanno alla carica di sindaco.

Una di queste organizzazioni, Casa Pound, si è resa protagonista di una manifestazione alla periferia di Roma che di fatto ha impedito l’ingresso a scuola di decine di bambini rom. Hanno fatto salire la tensione talmente tanto da costringere i vigili a non far uscire i bambini dal campo nomadi, impedendo loro di andare a scuola. La maggior parte dei manifestanti erano studenti che volevano manifestare il loro disagio per un rapporto diventato sempre più difficile e teso con il campo nomadi situato vicino a tre scuole del quartiere Torrevecchia. Purtroppo non sono stati attenti e si sono lasciati strumentalizzare dai militanti di Casa Pound che, in quanto fascisti, sono anche molto ben allenati ad azioni di sciacallaggio politico.

I fatti che avrebbero reso difficile il rapporto di vicinanza tra le scuole e il campo nomadi consisterebbero in lanci di pietre contro gli studenti, episodi di minacce al fine di rubare qualche cellulare e roghi tossici che infestano l’aria delle aule scolastiche.

Non c’è dubbio che anche tra i rom, come nel resto della popolazione di qualsiasi origine etnica compresi gli italiani, ci siano individui con evidenti tendenze antisociali e violente, ma non possiamo considerare questi singoli fatti senza tener conto del contesto sociale in cui sono avvenuti. Un contesto spesso e volentieri espulsivo nei confronti dei rom, trattati da sempre come un corpo estraneo da isolare e possibilmente da espellere.

Eppure i bambini rom a cui è stato impedito di entrare a scuola erano ben 90, il che vuol dire che non è vero che i rom, nel loro insieme, sono antisociali e che non hanno intenzione di costruire una civile convivenza con gli altri. Caso mai è vero esattamente il contrario: che c’è un’intenzionalità ben precisa a fare uno sforzo per diventare parte integrante del contesto sociale in cui vivono e che questa intenzionalità si incontra con la volontà da parte di associazioni di italiani che vogliono aiutare i rom in questo sforzo. Sta di fatto però che si parla di rom solo quando avvengono fatti criminosi in cui alcuni di loro sono coinvolti, alimentando così timori e sentimenti discriminatori.

Ma i timori e i sentimenti discriminatori, non dimentichiamolo, sono spesso funzionali a interessi economici che la semplice cronaca dei fatti contribuisce a nascondere e che invece sono la vera causa di ciò che succede. Non è un caso, infatti, che il Municipio responsabile del territorio di Torrevecchia ha già pronto un progetto da 2 milioni di euro per rendere l’area occupata dai rom adatta alla nascita di qualcosa di più remunerativo per qualcun altro, come per esempio un centro sportivo. Chi c’è dietro questo progetto? Chi ci guadagnerà dalla nascita di un centro sportivo, di un centro commerciale o di chissà che altro? Ecco che allora una protesta che abbia il più possibile le sembianze di una sollevazione popolare può essere molto utile per accelerare le procedure. Ma per coinvolgere in poco tempo un buon numero di cittadini in questo tipo di mobilitazioni c’è bisogno di sollecitare qualcosa nel cuore. E su quali sentimenti è più facile soffiare, in questi tipi di mobilitazione, se non su quelli che si basano sulla paura e sul pregiudizio?

E chi sono i più bravi a fare questo? La storia ce lo insegna: sono i fascisti, ridotti anch’essi, nonostante i miti che usano per esaltarsi, a dei poveri burattini.

 
Roma, 29 novembre 2014

sabato 1 novembre 2014

VOLETE LA LOTTA DI CLASSE? OK. L'AVRETE.



La caratteristica fondamentale dell'attuale governo è l'esorbitante abbondanza di chiacchiere. Mentre sabato 25 ottobre a Roma sono scese in piazza un milione di persone per protestare contro la legge di stabilità, contemporaneamente il presidente del consiglio faceva tranquillamente evaporare migliaia di parole al vento cercando di convincerci che se crediamo ancora nel posto fisso e nella validità dell'articolo18 siamo dei trogloditi e anche dei deficenti, visto che metaforicamente insisteremmo a voler far funzionare un cellulare con i gettoni telefonici.
Chiacchiere, solo povere chiacchiere! Perché?
Perché, per esempio, l'Unicef ci fa sapere che in Italia ormai un bambino su tre vive in condizioni di povertà,  cioè 600mila in più rispetto al 2008.
Perché, sempre per esempio, al sud le famiglie povere sono aumentate del 40% in un solo anno e si sono persi 600mila posti di lavoro in 5 anni, con il numero di occupati più basso dal 1977.
Perché più del 40% degli studenti non prosegue gli studi per mancanza di risorse economiche e, nonostante ciò, le tasse universitarie continuano a lievitare anno dopo anno.
Risulta ormai evidente che da diversi anni è in corso un vero e proprio attacco contro le classi meno abbienti, sia in Italia che a livello internazionale. Un attacco in corso ormai da più di 30 anni che ha come primo obiettivo l'annullamento di tutti i diritti conquistati durante gli anni '60 e '70. I dati, come quelli su esposti, parlano sempre più chiaro e il fatto che l'UE approvi la legge di stabilità varata dal governo non fa altro che confermare il suddetto attacco.
Quando si legge sui giornali che l'UE approva o disapprova, chi in realtà sta decidendo?
Una commissione costituita da alcune persone messe lì a sorvegliare e giudicare i singoli stati, ben attenti a che non commettano alcuna violazione delle norme europee di bilancio. E i milioni di cittadini europei che sempre più formalmente vengono chiamati a votare per il parlamento europeo? Dove sono finiti i programmi politici presentati dai partiti per farsi votare? Ora sono solo carta straccia. Ne siamo più che sicuri. Una volta archiviata l'ennesima buffonata elettorale, ciò che contano veramente sono i poteri forti, di cui l'attuale capo del governo italiano è il principale portavoce, ma sempre e soltanto un burattino ben felice di esserlo.
In altre parole, l'attacco ai diritti fondamentali, cioè il diritto ad una lavoro, alla salute, all'istruzione, ad una vita dignitosa per tutti, fa parte di una vera e propria lotta tra classi sociali. Se è vero questo, allora è anche vero che il tempo per gli indugi è agli sgoccioli e che tra pochissimo tempo sarà impossibile non schierarsi.

Roma, 29 ottobre 2014

lunedì 13 maggio 2013

UNA DI QUELLE 5 STELLE È RAZZISTA

Una di quelle cinque stelle, evidentemente, brilla anche per i razzisti. L’ennesima esternazione del leader del M5S contro la proposta di dare ai figli delle persone migrate in questo paese la cittadinanza italiana ha tutto il sapore della discriminazione e dell’opportunismo. Anche Grillo, come gran parte dei politici attuali, mette strumentalmente in ballo l’Europa, dicendo che nell’UE non esiste lo Ius Soli. E quindi? Quanti diritti, pur scritti nelle carte costituzionali dei singoli paesi europei e della stessa Unione europea, non sono in pratica rispettati o non vengono nemmeno considerati? Il fatto che un diritto non venga ancora riconosciuto in Europa non significa automaticamente che non possa o non debba essere riconosciuto in uno dei paesi che fanno parte dell’unione. Negli altri paesi europei, per esempio, esistono ancora i manicomi, non riconoscendo ai malati mentali gli stessi diritti di tutti i cittadini: se si volesse seguire la logica del leader del M5S, in Italia si dovrebbero quindi aprire di nuovo gli ospedali psichiatrici? Che cosa spinge il leader di un movimento, che si autodefinisce rivoluzionario, ad esporre idee che sono condivise anche dagli eredi del fascismo nostrano? Sono idee proprie o è solo frutto dell’opportunismo elettorale che così bene ha caratterizzato la classe politica che il M5S dichiara di voler combattere? O tutte e due? Sarebbero gradite delle risposte a queste domande. Cosa che non dovrebbe risultare difficile per un personaggio pubblico che si è sempre dimostrato alquanto prolisso – se non a volte logorroico – in tante altre occasioni.

giovedì 3 gennaio 2013

L’AGENDINA DI MONTI

Più se ne parla, più la cosiddetta “agenda” elettorale di Mario Monti appare, nei contenuti, di dimensione microscopiche di fronte alla situazione critica che l’Italia sta vivendo. Molti sono gli esempi che si potrebbero fare, ma è sufficiente farne solo uno per dimostrare quanto detto: l’istruzione. La formazione scolastica e universitaria rappresenta un capitolo talmente fondamentale per lo sviluppo di un paese che basta e avanza per dimostrare la piccineria del progetto politico di Monti & Co. Nel manifesto di tale progetto è scritto a chiare lettere che l’istruzione e la formazione sono “le chiavi per far ripartire il Paese”. Quando si tratta di fare solenni proclamazioni da usare in campagna elettorale tutti riconoscono la centralità dell’istruzione e della sanità per lo sviluppo di una nazione. Ma puntualmente, quando si passa ai fatti, quelle proclamazioni si rivelano solo delle menzogne. Quali sono questi fatti? Due soli numeri bastano per scoprire le bugie: 223 milioni e 300 milioni. 223 milioni sono gli euro che sono stati stanziati dal governo per le scuole private; 300 milioni sono gli euro sottratti ai Fondi di Finanziamento Ordinario della formazione pubblica. Come dire: abbattere definitivamente la scuola pubblica e investire nell’istruzione privata. A questo punto sorge spontanea una domanda: ma a quale secolo si riferisce l’agenda dell’ex capo di governo? Quanti decenni, se non secoli, sono passati da quando l’istruzione, proprio perché affidata ad istituzioni private, era un privilegio delle classi sociali più ricche, mentre gran parte del popolo affogava nell’analfabetismo? Se a tutto questo si aggiunge poi la dichiarata affinità di idee di Monti con la cosiddetta riforma del peggior ministro dell’istruzione della repubblica italiana che risponde al nome di Gelmini, il quadro dovrebbe risultare ormai abbastanza chiaro a tutti coloro che godono del senso della vista e che non hanno rinunciato ancora ad usarlo. Conclusione: agendine come queste non ci servono. Ne abbiamo viste già abbastanza. I progetti di rinnovamento sono ben altro. Il passato non va ripetuto, ma solo consultato per non fare gli stessi errori di sempre.

giovedì 9 febbraio 2012

QUESTO NON È UN PAESE PER SCERIFFI


La Lega, IdV e il decreto “svuota carceri”

Non è facile ammetterlo, ma purtroppo siamo costretti a constatare che, dopo gli Stati Uniti, l’Italia è uno dei paesi in cui più facilmente possiamo incontrare uno sceriffo, o aspirante tale, girare nelle stanze dei palazzi istituzionali.
Il decreto cosiddetto “svuota carceri” approvato in Parlamento non può certo essere considerato una soluzione alla situazione tanto disumana quanto esplosiva che i detenuti sono costretti a vivere in quasi tutti gli istituti di pena italiani. Con un sovraffollamento misurabile in circa 22mila detenuti in più rispetto alla capienza reale di tali istituti, un decreto, come quello approvato, che in teoria farebbe uscire non più di 3.500 persone dal carcere per misure alternative di detenzione, come gli arresti domiciliari, non va oltre il semplice ed ennesimo provvedimento urgente, giusto per allentare l’emergenza per qualche mese, per poi ritrovarsi di fronte allo stesso problema.
Ma i gruppi parlamentari che si sono opposti a questo decreto non l’hanno fatto usando queste motivazioni. Sia la Lega che Italia dei Valori si sono scagliati contro il decreto del governo per ben altre ragioni, che potremmo definire ridicole, se non fosse per la drammaticità del contenuto di queste ragioni.
Di Pietro, leader di IdV, parla di “resa incondizionata dello stato a criminali e delinquenti”, come se l’azione della giustizia fosse un’azione di guerra e i detenuti fossero da considerare dei nemici, non dei cittadini che hanno commesso un reato.
I leghisti, che non si sono smentiti nemmeno stavolta per il loro stile perfettamente isterico, hanno messo a dura prova le proprie corde vocali urlando come dei forsennati nell’aula parlamentare. Non era facile comprendere il contenuto delle invettive, tanta era la veemenza con cui venivano lanciate, ma qualcuno è riuscito a capire, tra uno schizzo di bava e l’altro, che se fosse stato per loro quei delinquenti sarebbero rimasti a marcire per sempre in galera.
Eppure pensavamo che l’ex-magistrato avesse come musa la dea bendata e che i leghisti avessero come modello Alberto da Giussano. E invece no. Ora è chiaro chi sono i loro veri idoli.
Il leggendario sceriffo di Nottingham e Wyatt Earp, il famoso sceriffo di Dodge City: ecco chi sono i protagonisti dei sogni di Di Pietro e dei seguaci del senatùr. Ecco il vero motivo per cui i leghisti amano tanto le ronde: in fondo in fondo essi sognano di girare per le strade buie del Kansas padano facendo brillare sul proprio petto la fatidica stella a cinque punte e nelle proprie mani una sfavillante colt con cui impallinare extracomunitari e meridionali. Che pena.

Ci dispiace per tutti questi amanti di law and order (legge ed ordine), ma questo non è un paese per sceriffi.
Lo dice la Costituzione, innanzitutto, dove si può leggere, nell’articolo 27, che “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.
Faremmo bene a ricordare tutti che quando parliamo di detenuti stiamo parlando di cittadini come tutti gli altri e che segregando ciò che ci disturba, in lager chiamati “carceri” o “centri di identificazione ed espulsione”, non risolveremo certo i nostri problemi ma li moltiplicheremo.
Cominciamo a prendere sul serio ciò che dice la nostra Costituzione. Solo così risolveremo i problemi dei detenuti e delle carceri.

Carlo Olivieri
umanista