sabato 19 aprile 2008

elezioni 2008: NON È COSÌ CHE STAREMO MEGLIO


Non è così che staremo meglio. Non con un parlamento che, in virtù di sbarramenti ben poco democratici, non accoglie più le rappresentanze politiche di milioni di cittadini. Dov’è finita la “sovranità popolare” che ancora leggiamo nella costituzione italiana? Dov’è finita l’uguaglianza di tutti i cittadini? I cittadini che hanno votato per un partito che ha raccolto il 3,9% dei voti non saranno rappresentati alla Camera, mentre quelli che hanno votato per un partito arrivato al 4,1 % saranno rappresentati. Dov’è finita la “pari dignità” di tutti i cittadini e la loro uguaglianza “senza distinzione di opinioni politiche”?

Non è così che staremo meglio. Non con una coalizione di governo che esprime, in termini di valori fondanti, ciò che di più vecchio e inutile non si potrebbe immaginare. Che cosa c’è di più vecchio e inutile della paura dello straniero? Eppure è proprio questo il valore fondante di formazioni politiche come la Lega e Alleanza nazionale. Che cosa c’è di più retrivo e superato del perdere il tempo della propria vita ad inseguire la ricchezza economica? Eppure è proprio questo il valore fondante di colui che sarà il prossimo presidente del consiglio.
È questo che si doveva dire e non è stato detto. È questo che ancora non si dice ma che dovrà essere detto.
Non lo poteva dire il partito democratico, troppo impegnato a rincorrere un fantomatico elettorato moderato, spacciando per originale ciò che invece era solo una copia sfocata della pellicola berlusconiana.
Non lo poteva dire la sinistra, diventata anch’essa una semplice formazione d’opinione e quindi troppo lontana da chi vorrebbe rappresentare. Troppo lontana per avere il coraggio di gridare all’operaio del nord che votando Lega nord si stava drammaticamente allontanando dalla risoluzione dei suoi problemi.

Tante, tantissime parole, eppure nulla è stato detto.
Non è stato detto che per uscire dalla crisi economica c’è bisogno di mettere in discussione gli egoismi e i localismi, in nome di una nuova vera solidarietà.
Non è stato detto che l’unico modo per non aver paura non è quello di chiudere le frontiere e di costruire nuovi steccati, ma di accogliere e comprendere chi versa in condizioni peggiori.
Non è stato detto che per vivere meglio non è necessario consumare di più e aumentare il Pil, ma creare e rafforzare i vincoli sociali, affinché nessuno rimanga più da solo.

Nulla è stato detto, ma è proprio per questo che c’è ancora speranza.

Roma, 19 aprile 2008

Carlo Olivieri
medico umanista

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